“WEEKEND RIFUGIO DODICI APOSTOLI”
Nelle giornate del 12 e 13 Settembre, abbiamo organizzato un weekend sulle dolomiti del Brenta e precisamente al Rifugio
12 Apostoli.
Rifugio storico, situato sul confine di un terrazzo, dal quale si gode di una magnifica vista sulla valle sottostante, Il rifugio sorge a 2.489 metri, su un terrazzo calcareo panoramico che domina la Valle di Nardìs. Da qui si ammirano le grandi vette del Carè Alto, della Presanella, della Cima Tosa, della Cima d’Ambiez e della Cima d’Àgola.
Il nome “XII Apostoli” deriva da una curiosa formazione rocciosa a sud del passo omonimo: un gruppo di torrioni modellati dall’erosione che, visti da lontano, ricordano figure umane raccolte in preghiera.
A pochi passi dal rifugio si trova una scultura naturale scolpita nella roccia, la suggestiva chiesetta della Cima XII Apostoli, interamente scavata nella dolomia e caratterizzata da un’imponente abside a forma di croce che domina la Val di Nardìs.
La sua costruzione risale al biennio 1951-52, promossa da un comitato guidato dal Don Bruno Nicolini dopo la tragedia del 26 luglio 1950 in cui tre giovani alpinisti persero la vita nella Vedretta dei Camosci. L’episodio commosse profondamente la Val Rendena, spingendo gli abitanti a costruire una cappella in loro memoria e in ricordo di tutti i Caduti della Montagna.
Nel 1952 il geometra Leone Collini progettò e realizzò la chiesetta scavandola direttamente nella roccia, ricavando uno spazio sacro e lasciando sulla parete una croce naturale.
Ogni anno, nell’ultima domenica di luglio, si celebra nella chiesetta (o in alternativa sulle balze rocciose antistanti, in caso di grande partecipazione) la Santa Messa in ricordo di tutti i caduti della montagna, affiancata dal Coro della SOSAT e da centinaia di alpinisti-pellegrini che risalgono il sentiero per onorare la memoria.
Le pareti della chiesetta sono rivestite di oltre 200 lapidi commemorative che ricordano i nomi, le storie e i volti di chi ha vissuto la passione della montagna fino all’ultimo respiro.
Questo luogo, sospeso tra cielo e roccia, rappresenta non solo un monumento al ricordo, ma anche un invito al silenzio, alla riflessione e al rispetto per l’ambiente alpino in cui ci troviamo.

