ASSEMBLEA
ANNUALE
Venerdì
26 Marzo 2010
Si informa che nel consiglio del 26/03/2009 è stato nominato Presidente della sezione CAI Vigevano:
Presidente Andreoni Marco residente in Vigevano Viale Sforza 1
E-Mail: andreoni.marco@libero.it
Vice Presidente Cerri Enrico residente in Vigevano C.so Novara 73
E-Mail: cerri.enrico@alice.it
Responsabili delle attività Sezionali nelle singole attività:
Escursionismo: Fadigatti G. - Ballardini R. tel. 3494511275
Alpinismo- Scialpinismo: Cerri E. - Nespoli M. tel. 3386538252
Palestra Artificiale: Caresana A. tel. 3356313365
Sci Fondo Escursionismo: Biandrate F. tel. 3479016975
Alpinismo Giovanile: Frau G. - Colombo R. tel. 0381/090179
Sci Discesa: Bellazzi P.
Biblioteca: Francese G. - Ballardini R.- Cerri E.
Sezione: Bellazzi P.
Ticinum: Francese G.
Gruppo Fotografico: Spezza G.
Stampa -Pubblicità: Cerri E. - Francese G.
Gruppo Seniores: Uccelli L.- Fadigatti G. tel. 3479776162
Rifugio: Aniassi P.C
ASSEMBLEA
ORDINARIA
Venerdì
13 Marzo 2009 ore 21,15
le deleghe sono disponibili in segreteria
Ecopsicologia: ritrovare la nostra identità terrestre
Nella gita al Monte Barro di novembre 2007, un'esercitazione pratica per risvegliare l'attenzione a una visione più ampia di noi stessi e del mondo che ci circonda.
"Siamo diventati una forza geologica in grado di modificare l'aspetto globale della Terra - scrive Paul Crutzen, premio Nobel nel 1995 per gli studi sulla chimica dell'atmosfera -. Ma non ne abbiamo preso coscienza."
L'ecopsicologia si propone proprio questo, farci prendere coscienza che non siamo soli su questo bel pianeta verde e azzurro, farci ricordare che "siamo parte di". Questo concetto, da solo, cambia tutto l'atteggiamento nei confronti della natura e della vita stessa.
L'ecopsicologia, nata dall'incontro tra ecologia e psicologia - tra la cura del mondo e la cura dell'uomo - riconosce una unica causa principale alla base della crisi psicologica, spirituale ed ecologica del nostro tempo e della nostra società cosiddetta moderna: la perdita del senso di compartecipazione col mondo.
L'ecopsicologia si occupa di studiare e di ristabilire la riconnessione a tutti i diversi livelli tra noi e il mondo, attraverso una riconnessione con noi stessi, prima di tutto: con ciò che siamo come individui, come esseri umani, come esseri viventi, come parte dell'ecosistema di questo pianeta, come esseri spirituali di questo universo.
La scommessa dell'ecopsicologia è che acquisendo una maggior capacità di ascolto, empatia, comprensione di noi stessi, attiviamo queste stesse capacità anche nei confronti degli altri e impariamo a percepire come degni di attenzione e rispetto non solo le persone, ma anche gli animali, e poi gli alberi e le piante, e le pietre e le montagne e gli interi paesaggi e le forze naturali che si prendono cura di questi paesaggi. E allora ci si impegna concretamente per la cura del mondo, non perché "è giusto farlo", ma perché abbiamo molto a che fare col resto della creazione, perché siamo "parte del mondo", né vittime né padroni, né casuali visitatori né parassiti, ma semplicemente parte integrante del grande processo della vita.
E' stato a partire da questi presupposti, che - pur se detti in altri termini - sono molto vicini ai valori che animano tutta l'attività del CAI, che è stata proposta qualche attività di ecopsicologia nell'ambito della gita al Monte Barro del novembre 2007, dopo una conferenza di presentazione di questo nuova disciplina tenutasi nella sede del Club Alpino Italiano di Vigevano qualche mese prima.
In che cosa si è tradotta, in pratica, l'ecopsicologia nella gita? Ecco alcune delle attività svolte:
Alla fine della strada asfaltata, proprio prima di intraprendere la salita della montagna, il gruppo è stato invitato a disporsi in cerchio in un prato e a dire ognuno il suo nome abbinato a un elemento della natura che inizia con la stessa lettera. Questo ha aiutato le persone a conoscersi e riconoscersi tra loro più facilmente. Inoltre è stata fatta la proposta di "dedicare" la salita a una persona o a un progetto a sé caro, in modo da poter attingere a una riserva supplementare di energia nei momenti più impegnativi della passeggiata.
Nei momenti di maggior sforzo, alle persone che si sentivano più stremate, è stato proposto un esercizio in cui, stando in posizione eretta, con le braccia alzate e gli occhi chiusi, si viene guidati a immaginare di essere un albero e di avere radici che crescono dai piedi e penetrano negli strati più umidi e freschi della terra attingendo a sostanze nutritive e rienergizzanti. Poi si viene guidati ad attingere all'energia del sole, come se le proprie braccia fossero rami dell'albero, coperti da foglie. L'effetto rigenerante è immediato.
Dopo pranzo, una volta in vetta e con a disposizione una bella radura circondata da alti faggi, sempre in cerchio è stato condotto un esercizio di autoascolto in cui le persone sono state invitate a chiudere gli occhi e a focalizzare l'attenzione sul proprio respiro, sulle sensazioni del proprio corpo, sulle emozioni, sui pensieri e poi sul centro "osservatore interno", con l'obiettivo di risvegliare una forte presenza al "qui e ora". L'esercizio ha proseguito con l'invito a riaprire gli occhi e, mantenendo la stessa presenza, ad avvicinarsi a un albero da cui si ci si sentiva attratti, osservandolo con occhi nuovi, come se lo si vedesse per la prima volta, mettendosi in relazione con lui come una creatura viva che si incontra sul proprio cammino, aperti a tutte le possibili osservazioni, considerazioni e, soprattutto, sensazioni ed emozioni.
Il lavoro sembra essere piaciuto, e se gli adulti hanno avuto un attimo di perplessità prima di avviarsi verso un albero, i bambini sono schizzati subito, entusiasti del compito. Nel giro di condivisione hanno tutti notato molto più dettagli e particolari di quanto non fossero soliti fare, in particolare i bambini che si sono soffermati anche su insetti e disegni che si potevano scorgere nelle circonvoluzioni delle cortecce. Molti hanno notato la differenza tra semplicemente guardare distrattamente un albero e provare invece a dargli un'attenzione più profonda, non solo con la mente, ma anche con il cuore, provando a "sentirlo".
I giochi e gli esercizi di ecopsicologia sono semplici, molti fanno già parte di quanto un amante della natura già mette in atto spontaneamente, senza bisogno di grandi nomi o di cerimonie. Ma in un epoca in cui andare a passeggiare in montagna o in un bosco diventa l'eccezione e non più la norma e la televisione o il computer esercita sui nostri figli un fascino maggiore dell'osservazione degli abitanti di un prato, è importante che qualcuno aiuti a ricordarsi come riconnettersi con radici e vette del nostro essere attraverso un contatto diretto con le forze del mondo naturale, che sono poi le stesse che ci danno energia e vitalità.
Il contatto con il paesaggio, opportunamente guidato, può diventare una palestra di conoscenza di sé: il nostro mondo interiore è ricco, vasto e complesso quanto il mondo in cui viviamo. D'altra parte, un percorso di crescita personale in cui si impara ad allargare il senso della propria identità, ci porta ad aprirci alla consapevolezza che, in quanto esseri umani, siamo veramente strettamente parte di questa biosfera ed ecosistema terreste e il desiderio di impegnarci per il mondo in cui viviamo, allora, non viene più da imposizione esterna, ma da un profondo desiderio interno di agire per la nostra stessa casa, per ciò che siamo.
Ci siamo dimenticati, come civiltà tecnologica, che noi "siamo il mondo", che anche noi siamo animali - oggi in biologia si parla di "animali umani" e "animali non umani" - che con alcuni di questi altri animali condividiamo sino al 98,5% del nostro codice genetico. Ci siamo dimenticati che il nostro pianeta è uno e non è illimitato, che i rifiuti che buttiamo fuori dalla porta ci tornano poi dalla finestra, che la radioattività mal gestita in Siberia influenza poi anche i nostri orti - come Cernobyl ha tristemente dimostrato - che l'acqua è un elemento vitale che è diritto di tutti e non può essere privatizzata e lordata dal primo che ci mette su il cartellino "è mio". Già l'ecologia profonda, negli anni '70, ha stilato per la prima volta una carta dei diritti della natura inaugurando il concetto di patrimonio ambientale della collettività e indirizzando la nostra attenzione verso una concezione dell'ambiente naturale come qualche cosa di vivo e non una mera risorsa. La smania automatizzante e mercificante della cultura contemporanea ci ha portato a definire anche i lavoratori di un'azienda "risorsa umana" e l'ecopsicologia non si impegna solo per riportare una visione più ampia e rispettosa nei confronti dell'ambienta naturale, ma anche dell'ambiente umano, con un filone di lavoro attivo nella formazione aziendale per la promozione di relazioni umane di qualità.
Perché tutto quello che infliggiamo all'ambiente, prima o poi ci ritorna indietro, come ha detto nel 1845 Seeathl, capo della tribù dei Puget Sound Salish nel discorso al presidente degli Stati Uniti, quando fu obbligato a svendere i suoi territori al governo americano e a ritirasi con la sua tribù in una riserva:
"E se vi vendiamo la nostra terra, dovete mantenerla separata e sacra, un posto dove persino l'uomo bianco possa assaporare la brezza addolcita dalla fragranza dei fiori. .. L'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco nessun altro modo di vivere. Ho visto i bufali marcire a migliaia nelle praterie, uccisi dall'uomo bianco che passava sul treno. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Dovete insegnare ai vostri bambini che il terreno sul quale camminano è formato dalle ceneri dei vostri nonni. Affinché rispettino la terra, dite loro che è ricca delle vite della vostra gente. Insegnate ai vostri bambini quel che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su loro stessi.
Questo noi lo sappiamo: non è la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo alla terra. Questo lo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate, some il sangue che unisce i membri di una stessa famiglia. Tutte le cose sono collegate. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. L'uomo non tesse la sua trama della vita, ne è semplicemente uno dei fili. Qualsiasi cosa fa alla tela, la fa a se stesso."
Marcella Danon
www.ecopsicologia.it